Tre tesori da attenzionare

1)    La Cona di Santa Maria Maggiore

La Cona di Antonello Gagini, in marmo bianco, è un monumento d'arte a forma conica (base di m. 7,63 e altezza di m. 10,70) che si eleva sopra l'altare maggiore.

Essa costa di sette zone sovrapposte che vanno restringendosi in quelle superiori, dando all'opera una forma piramidale; l’opera venne commissionata nel 1499, fu ultimata nel 1511 a Palermo e collocata a Nicosia l’anno seguente.  

 

Nel primo ordine, che costituisce la base, si nota al centro un piccolo Ciborio, ai cui lati sono raffigurati quattro angeli in atto di preghiera cui seguono, in rilievo da una parte e dall'altra, in sei gruppi, i dodici Apostoli a mezzo busto.

Il secondo ordine, dell'intera opera occupa l'area più grande; essa è divisa in cinque nicchie da sei piccoli pilastrini, di cui due limitano la formella centrale raffigurante il Transito della Madonna; le altre nicchie contengono le statue dei santi Pietro e Paolo (ai lati esterni), Lorenzo e Stefano (in quelli interni).

Il terzo ordine è delimitato dal precedente da un elegante fregio di stile corinzio; anche qui sei piccoli pilastri delimitano cinque nicchie: quella centrale, in altorilievo, raffigura l'Assunzione della Madonna in Cielo, mentre le laterali contengono le statue dei quattro evangelisti con i loro quattro segni simbolici: partendo da destra sono scolpiti San Giovanni con l’aquila, San Matteo con l’angelo, San Luca con il toro e San Marco con il leone.

Il quarto ordine è composto da tre riquadri in altorilievo e da due nicchie laterali:  nella formella centrale è raffigurata la Natività di Cristo,            in quella di destra l'Annunziata, in quella di sinistra l’angelo Gabriele, mentre nelle nicchie laterali sono situate rispettivamente San Nicola e Santa Lucia.

Il quinto ordine, che rispetto ai precedenti comincia a restringersi nella sua forma piramidale, è costituito da una larga formella al centro raffigurante la Natività della Madonna, mentre nelle nicchie laterali, limitate da una cornice arcuata, sono collocate le statue di San Giovanni Battista (a sinistra) e di Sant’Agata (a destra).

Nel lunettone soprastante è rappresentata  l'Incoronazione della Vergine e la SS. Trinità.

Ancora più sopra  è posta la statua di San Michele con la spada, ai cui piedi vi è il drago in catene.

 

2)    La torre campanaria

La torre campanaria è uno dei più importanti monumenti dell'architettura arabo-normanna isolana: è alta circa 40 metri ed è composta da tre piani sovrapposti rappresentanti stili diversi e quindi epoche di costruzioni diverse.

Sulla data di fondazione, la tesi più accreditata sembra quella che essa sia sorta nel secolo XII; data la sua struttura aperta, essa ab origine, visitando i Sovrani spesso Nicosia, dovette essere costruita per permettere ai Reali e alla loro Corte di assistere comodamente dalle magnifiche logge alle processioni fatte in loro onore;  quanto alla parte sottostante, è probabile che essa costituisse una porta di accesso alla città stessa.

Il primo piano (XIV secolo) presenta delle grandi arcate gotiche che, a seguito della sopraelevazione stradale, vennero murate per ragioni di stabilità; solo nell'ogiva del lato Sud era apposta una finestra bifora,  per  dar luce all'interno; nel suo padiglione interno venivano pubblicati gli editti ed eseguite le sentenze capitali.

 

Il secondo piano, di stile gotico, fu sovrapposto nel 1393 (data incisa sul pilastro Sud-Est): esso termina con mensole  sporgenti e presenta archi a sesto acuto  murati, ornati  con cordoni ed arabeschi; gli archi presentano entro l'ogiva rosoni a quadrifoglio e finestra  di sagoma normanna che, nell'arco di prospetto è trifora, in  quelle laterali è bifora ed in quella est è monofora;  sulla colonnina a Sud, nell'interno, si legge la data 1440, da riferire ai lavori di consolidamento in vista della costruzione del terzo piano. L'interno di questo piano serviva come sala di  riunione, come testimoniano i sedili murati nelle grandi nicchie delle  finestre;  qui  si custodivano i tipi originali dei pesi e delle  misure della città, e questo prova che la torre in passato era proprietà dell'Universitas e che solo  nel XVI secolo divenne il campanile della chiesa.

 

Il terzo piano fu costruito nella seconda metà del XV secolo, ed il  suo stile non è più da ascrivere al gotico, poiché le finestre con l'arco  rotondo (unifora a Nord e bifore le altre) denunziano l’influsso rinascimentale; sulla parete ad est si trova il grande quadrante dell'orologio, ancora funzionante alla fine del settecento, mentre il vacuo contiene cinque campane, tre grandi e due piccole.

La torre campanaria termina con una bella terrazza merlata, che contrastava in passato con il sovrastante pinnacolo a mattoni policromi, apposto successivamente, ma che esisteva già nel 1622, poiché si osserva nel panorama di Nicosia del coro ligneo del Li Volsi; fino ai primi anni del XX secolo, quattro piccole guglie similari erano poste agli angoli della terrazza merlata, e furono rimosse in seguito, insieme al pinnacolo, per alleggerire la torre.

 

3)    Il Tetto ligneo dipinto

Il Tetto Ligneo della cattedrale di Nicosia, inserito nel periodo artistico siciliano a cavallo fra i sec. XIV e XV, rimane l’unico esempio in Italia di tetto a capriate dipinto: esso non è visibile perché coperto da una volta a botte lunettata costruita agli inizi del secolo XIX.

 

Il tetto ha una struttura a carena con capriate in vista poggianti su mensole alveolate, ed è diviso in dodici campate, ognuna delle quali è formata da un sistema di capriate a forma di trapezio; lo spazio inquadrato in ognuna delle due travi maggiori è diviso in quadrati intervallati da piccole travi che li dividono a loro volta in dodici formelle; al centro delle due travi maggiori si trovano delle assi larghe cm.42, dove sono raffigurati dei Santi o qualche scena sacra.

 

 

Su tutta la superfice si stende una decorazione a tempera dai colori che vanno dal rosso intenso al bleu, dal giallo aurato al nero, dal bianco al verde cupo.

Le raffigurazioni sacre sono in minoranza rispetto a quelle profane: fra quelle identificabili, sono enumerati la Cacciata dei Progenitori dal Paradiso e una Incoronazione della Vergine (attualmente staccata e conservata in Aula Capitolare); fra i vari santi,  S. Alberto Magno, SS. Cosimo e Damiano, S. Sebastiano, S. Damiano e  S. Agostino (manca un S. Girolamo che è stato staccato e si trova attualmente nella sagrestia del Duomo).

Fra i soggetti a carattere profano, si evidenziano animali selvatici, inflorescenze, figure virili, dame e fanciulli, grotteschi, droleries, scene di caccia e scene di vita quotidiana. Dal folto elenco della fauna si può notare come gli esemplari siano di grande varietà, e traspare chiaro il desiderio di un vivo naturalismo, prerogativa dell'arte gotica.

Non mancano raffigurati, infine, alcuni stemmi nobiliari, come quello dei Ventimiglia e dei Marchisio.

Una peculiarità presente nel tetto è costituito dalle ventiquattro lettere dell'alfabeto che riempiono le formelle quadrate dell'undicesima campata; ciascuna di esse, a caratteri gotici maiuscoli, è inscritta in un cerchio ed è ornata all'interno da frastagliati elementi vegetali.

Secondo mons. Crispino Valenziano (membro del Pontificio Consiglio per i Beni Culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione di Archeologia sacra), il ciclo pittorico del tetto ha come tema conduttore la Storia della Salvezza, contenuta idealmente fra la Cacciata dei Progenitori dal Paradiso e l’Incoronazione della Vergine; anche il ventiquattresimo segno, posto tra la Y e la Z delle lettere dell’alfabeto gotico, rappresenta la stilizzazione del Tow paleoebraico ovvero la Tau greca che, nel Cristianesimo, rappresenta appunto il segno della “Salvezza”; le fasi lunari, raffigurate sopra l’alfabeto gotico, alludono al calcolo della data in cui celebrare la Pasqua.

Nella carena centrale del tetto ligneo, fra le raffigurazioni dei santi e martiri, Sant'Agostino è vestito degli abiti propri dei Canonici Regolari Agostiniani: ciò indica (sempre secondo Velenziano) che questa congregazione ebbe un ruolo significativo nella committenza o nella consulenza teologica dell’opera.