Nicosia storica

Nel 1062 Nicosia è una fortezza araba assediata dai Normanni; Idrisi menziona il castello e il sobborgo corrispondente al quartiere di S. Maria con i rioni di Santa Nicolella e del Vaccarino;  l’attuale zona di Piazza Garibaldi, adibita a sepolcreto islamico, dopo la colonizzazione lombarda, venne poi urbanizzata nel quartiere di S. Nicolo del Piano.

Il successivo insediamento benedettino condiziona l’ulteriore sviluppo urbanistico di Nicosia: ad est si sviluppa il quartiere S. Michele che, con destinazione artigianale, in qualità di casale suburbano, appartiene nel 1137 ai benedettini di Lipari-Patti.

Scrive Michele Amari che Nicosia, nel XIII secolo, è fra le più importanti città dell'isola e, durante la dominazione sveva, essa acquista lo status di città demaniale e il titolo di Civitas Costantissima e Fidelissima, nonché il possesso di Pietra d’Asgotto (l’attuale C/da Vaccarra).

Nel periodo angioino a Nicosia si inaugura, nel 1267, la chiesa di S. Maria della Scala (edificata su di una preesistente moschea).

La città aderì nel 1282 al Vespro Siciliano ed elesse, fino all'incoronazione di re Pietro d'Aragona, un governo locale provvisorio capeggiato da Pietro Saglinpepe e Lorenzo Baglione; nel  1296 ospitò Federico III d’Aragona, che vi ritornò nel 1299; e, nel 1309, il sovrano attribuì ai nicosiani l'epiteto di fideles

Tra la fine del 1300 e i primi decenni del 1400 vennero probabilmente eseguite le pitture del tetto ligneo della chiesa di San Nicolò.

Nel 1337, Pietro II d’Aragona convocò nella nostra città un Real Parlamento, che si riunì nella piazza di San Nicolò del Plano, dove venne pronunziata la sentenza di “lesa maestà” contro Francesco Ventimiglia (conte di Geraci) e Federico d'Antiochia (conte di Capizzi).

Il XIV secolo è caratterizzato dalle profonde rivalità civili e religiose tra Mariani (coloni lombardi stanziati nel quartiere di S. Maria Maggiore) e Nicoleti (la locale etnia greco-bizantina, presenti nel quartiere di San Nicolò de Plano); e dall’inaugurazione, presso la Porta Marsha, di un grande ed importante mercato, esente da dazi e dogane, che si teneva annualmente nel mese di Agosto.

Nel XV secolo Nicosia, sotto la sovranità dei Martini prima e di Alfonso il Magnanimo dopo, si contraddistingue per una formidabile evoluzione civile, economica e culturale: le risorse proprie (in particolare le miniere di sale di sua proprietà e i proventi dei feudi demaniali dati in gabella), la pongono fra i centri isolani più ricchi ed importanti; l’ottima amministrazione dell’Universitas  consente anche di istituire un Nuovo Mercato nella Piazza del Carmine, che si affiancò al Mercato Vecchio già esistente nel quartiere di S. Maria Maggiore.

Nel 1453, con decreto di investitura emesso il 10 luglio, Nicosia venne insignita del titolo di Baronessa di Pietragosto o della Vaccarra.

Vengono inoltre portate a termine le chiese di S. Maria Maggiore (nel 1454) e di S. Nicolò (nel 1455), e costruiti il convento di S. Francesco d'Assisi (fondato nel 1427) e quello delle Benedettine di S. Biagio (attivo già nel 1433), nonché le chiesa di S. Agata (poi ricostruita nel XVI secolo) e di  S. Antonio Abate (nel 1480).  

All’alba del XVI secolo, le discordie fra Nicoleti e Mariani assunsero più vigore e violenza (a causa della rivendicazione del matriciato voluto da entrambe le chiese) e si susseguirono per tutto il secolo, fino a quando nel 1589, con il lodo di Orosco, si riconobbe il titolo di Matrice ad entrambe le chiese rivali e l'alternanza annuale delle funzioni del matriciato.

L’imperatore Carlo V, dopo la vittoriosa battaglia di Tunisi del 1535, al ritorno dalla città africana, onorò Nicosia di una sua visita, fu ospitato nel palazzo del milite regio Filippo La Via …e tenne parlamento assiso su una sedia in legno finemente scolpita, sormontata dall'aquila bicipite, che ancora oggi si conserva nella basilica di Santa Maria Maggiore; in tale occasione, il sovrano concesse alla città il Titolo Senatoriale e per esso, da quel momento in poi, i giurati della città si chiamarono Senatori.

Nel 1555, il vicerè Ferdinando De Vega, per potere mantenere l’esercito regio, cercò di vendere alcune città demaniali, includendovi anche Nicosia: ma i Senatori nicosiani, appresa la notizia, riscattarono la città con 4000 scudi, conservandone le prerogative e i benefici demaniali.

Nel 1583 la Sicilia venne divisa amministrativamente in Comarche, entità territoriali costituite da una città demaniale capocomarca a cui facevano capo alcune città feudali; Nicosia fu una delle città demaniali nominate capocomarca, e l’evento ne accrebbe l’importanza strategica ed economica nel cuore dell’isola.

Nel 1626 la città venne infestata dal colera, che causò circa 6.000 morti; il persistere del contagio costrinse i cittadini a ricorrere alla fede portando in processione il Padre della Misericordia, crocifisso che si venera tuttora nella chiesa di S. M. Maggiore: la tradizione tramanda che, dopo la processione di penitenza, il colera ridusse la virulenza, fino alla sua scomparsa: i Nicosiani ricordano ancora oggi tale miracolo con la festa religiosa del Terzo Venerdì di Novembre.

A Nicosia in questo secolo erano già attivi un Ospedale dei poveri ed una eccellente organizzazione giudiziaria che enumerava il Tribunale per le cause Criminali, il Tribunale del Senato, il Tribunale per le cause Civili, il Tribunale dell'Appellazione, il Tribunale Perpetuo o del Secreto Reale, il Giudice del Regio Appalto, il Tribunale della  Reale Zecca, il Tribunale delle Saline, il Commissario dell'Inquisizione Santissima e il Commissario della Crociata Santissima.

Fiorente era anche l’edilizia monastica: nel 1650 venne costruito il Convento dei Minimi, nel 1613 il Convento di S. Maria degli Angeli, nel 1650 venne ampliato l’antico Convento della SS. Annunziata, nel 1614 il Convento di S. Lucia e nel 1604 il Convento di S.M. dell’Artisina.

L’intensa attività edilizia e le committenze da parte della chiesa e dei nobili, crearono a Nicosia le condizioni favorevoli per la nascita di una importante scuola di artisti ed artigiani, quali gli scultori Giovanni Gallina, Vincenzo e Giovanni Calogero Calamaro (padre e figlio), e i Li Volsi (Giovan Battista e Stefano, padre e figlio); e i pittori Giacomo Campione, Antonio Filingelli, Nicola Mirabella e Giovanni Garigliano.

Agli inizi del XVIII secolo, nella contesa fra l’imperatore Leopoldo e Filippo V di Borbone, Nicosia si schierò col secondo e contribuì alla guerra con uomini e sovvenzioni in moneta (nel 1712, alienò il feudo del Contrasto per ricavare le somme da offrire al re) e derrate (il senato nicosiano offrì al Real Patrimonio 600 salme di grano).

Nel 1748 San Nicolò venne dichiarato, con bolla di papa Benedetto XIV, unico e principale patrono.

Nel 1757, per le incessanti piogge che si abbatterono sulla città, un terribile avallamento (“a lavanca”) interessò prima la contrada di San Luca Casale e poco tempo dopo la chiesa di Santa Maria Maggiore, la parrocchia di Santa Croce, le chiese dei SS. Giacomo, Martino, Giuliano, Rocco e Margherita; ma la reazione dei nicosiani fu ammirabile e, nel 1767, venne intrapresa la ricostruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore.

Il Senato di Nicosia, per poter pagare le tasse imposte dal re per rinforzare l’esercito impegnato ad arginare i moti insurrezionali, fu costretta a vendere a privati nel 1797 il feudo di Marrocco e nel 1798 il feudo della Cannella.

In questo secolo, a Nicosia, vennero costruite nuove vie e ponti sui fiumi, regolati gli sbocchi nelle strade e, ultimo atto di tale periodo aureo, nel 1780 venne decretata dal Tribunale del Patrimonio la costruzione del civico acquedotto per la conduttura delle sorgenti della nostra montagna (opera completata nel 1786); il concomitante fervore edilizio portò ad una notevole espansione urbanistica con la costruzione di grandi palazzi baroccheggianti o neoclassici, con l'ampliamento e l'abbellimento di conventi e chiese (S. Vincenzo, S. Domenica, S. Biagio), e con la costruzione di ville nobiliari in campagna.

Artisti famosi (quali Guglielmo Borremans per S. Vincenzo e Giuseppe Velasco per S. Biagio) vennero chiamati a decorare chiese e conventi; e tra i pittori di grido vi fu pure il nicosiano Filippo Randazzo (1695-1744), detto il "Monocolo di Nicosia", che affrescò la chiesa di San Calogero.

Nel 1778 la proposta dell'istituzione di un Vescovado a Nicosia o a Troina scatena una duplice serie di polemiche: tra Nicosia e Troina per la scelta della sede, e tra S. Nicolò e S. Maria per la designazione della Chiesa Cattedrale; avrà la meglio Nicosia su Troina, e la chiesa di S.Nicola su quella di S.Maria Maggiore; la diocesi verrà istituita il 17 marzo del 1817 da papa Pio VII.

L'11 ottobre 1817 la Sicilia venne ripartita in Sette Intendenze, ciascuna delle quali comprendeva più Sottointendenze; l'Intendenza di Catania abbracciava quattro Sottointendenze, di cui una era proprio Nicosia, che a sua volta includeva dodici Comuni: Leonforte, Regalbuto, Troina, Agira, Centuripe, Cerami, Gagliano, Assoro, Sperlinga, Nissoria, Catenanuova, Carcaci.

Sono di questo secolo la costruzione di una monumentale fontana nella piazza principale, il rifacimento del ponte di Sant'Anna e l’inizio ai lavori di costruzione della strada rotabile per Leonforte. 

Diversi nicosiani parteciparono, in varie vesti, al movimento risorgimentale (58 sacerdoti nel 1821, il sacerdote Luigi Venuta nel 1848 e il poeta Nicola Cirino); nel 1860 i Nicosiani innalzarono il vessillo tricolore prima della battaglia di Calatafimi, e concorsero alla vittoria inviando a Garibaldi in Palermo L. 13.000 talerie ed un grande contingente di cavalli.

Con l’Unificazione del Regno d'Italia, le leggi di esproprio dei beni della manomorta (1867) comportarono anche a Nicosia la confisca di beni ecclesiastici e di monasteri: S. Vincenzo, S. Domenica, S. Biagio, S. Francesco d'Assisi, S. Maria di Gesù (adibito poi a caserma) e  il convento dei Cappuccini (adibito a Carcere).

Nel 1882 venne aperto il Seminario Vescovile e, fra la fine secolo ed i primi decenni del '900, vennero edificati o ristrutturati alcuni palazzi (Cirino, Mallia in via F.lli Testa, Speciale in via Giudecca) ed alcune ville liberty in C/da S. Giacomo.

Nicosia partecipò, con i suoi migliori figli, alla prima guerra mondiale e, di essi, ben 215 non fecero ritorno nella loro casa; a tutti i caduti in guerra, Nicosia il 24 novembre 1924 dedicò un monumento, scolpito da Pietro Piraino e realizzato presso la fonderia Laganà di Napoli: il comitato promotore dell’iniziativa era presieduto da Giovanni Cirino .

Durante l’epoca fascista, costituita la nuova provincia di Enna (anno 1927), Nicosia perse il ruolo di capoluogo di circondario.

Durante la seconda guerra mondiale, la Guerra d’Africa (1935-1936), voluta da Mussolini contro il parere della Società delle Nazioni, sottopose l’Italia a pesanti sanzioni, cui il Governo Italiano rispose con la cosiddetta autarchia; tale avvenimento è ricordata in una lapide collocata nel Palazzo Comunale di Nicosia, sopra la porta esterna dell’attuale “Centro turistico”.

Dopo la liberazione dal regime fascista e la proclamazione dell'Autonomia regionale siciliana, Nicosia visse anch'essa, come tanti altri centri dell'isola, un periodo di grandi speranze di sviluppo.

Nei Comuni, abolita la figura del Podestà nell’aprile del 1944, venne ripresa la figura del Sindaco, scelto fra i consiglieri comunali eletti dal popolo; Nicosia, che fino all'inizio degli anni ‘60 venne amministrata da esponenti del baronato (il barone Giuseppe Salomone fu sindaco dal 1952 al 1956) e poi della borghesia democristiana, riuscì a mantenersi ancora all'altezza della tradizione storica, mantenendo (nonostante la tendenza provinciale centripeta della città di Enna) la presenza del Tribunale, del Vescovado, delle Scuole Secondarie, dell'Ospedale Civico e di uffici zonali.

Ma anche l’ampio settore terziario nel campo dei servizi, ai nostri giorni, inizia ad essere intaccato dalle scelte politiche nazionali: è infatti notizia recente la chiusura del secolare tribunale nicosiano.