Nicosia artistica-monumentale

Ricco quanto poco conosciuto dai flussi turistici, è il notevole patrimonio artistico di Nicosia.

Le numerose chiese con le opere d’arte in esse contenute, gli splendidi palazzi baronali e i suoi monumenti, la rendono città d’arte con potenziale vocazione turistica.

La loro enumerazione necessiterebbe di un enorme spazio descrittivo, per cui si rende necessario operare una scelta necessariamente sintetica.

Nel vecchio quartiere di Santa Maria Maggiore è certamente imperdibile la visita della Basilica di S.M. Maggiore e della chiesa di San Vincenzo Ferreri.

La Basilica presenta all’esterno un fastoso portale del ‘500 -‘600, donato alla chiesa dal barone La Via di Sant'Agrippina; le colonne antistanti il portale sono sorrette alla base da coppie di leoni marini e, nelle nicchie laterali, sono cesellati grandi vasi di fiori allegorici; tra i capitelli delle colonne e delle paraste sono scolpiti due cavalli alati; sui capitelli sono collocate le statue delle divinità Bacco, Venere, Cupido, Cerere e figure apotropaiche.

La chiesa, all’interno, presenta numerose opere d’arte, quali la statua di Sant’Onofrio (di Stefano Li Volsi), il Martirio di San Lorenzo (tela del nicosiano Giacomo Campione), un Paliotto d'altare del 1660 raffigurante la Crocifissione con diverse scene della passione di Gesù Cristo, la monumentale Cona marmorea di A. Gagini del 1511 posta dietro l'altare maggiore, il Crocifisso venerato con l'appellativo di Padre della Misericordia (1600) di V. Calamaro, il trono di Carlo V  (imponente sedia in legno in cui sedette il sovrano  durante la sua permanenza a Nicosia nel 1535, reduce dell'impresa di Tunisi) con scolpiti l'aquila, lo stemma imperiale ed il medaglione col ritratto dell'imperatore, e un vessillo dorato con impresso lo stemma degli Aragona di Spagna che Pietro II donò alla basilica nel 1337.

Fuori la basilica, in basso, si apre Largo San Vincenzo dove si eleva la chiesa di San Vincenzo Ferrerio, fatta costruire dal barone Nicolò Cancellario alla fine del 1600 e annessa anticamente ad un convento di suore di clausura, come dimostra la balconata chiusa da inferriate a botte che circonda in alto la chiesa; al campanile è addossato lo stemma nobiliare del fondatore. Al visitatore che varca la soglia della chiesa (ai nostri giorni di proprietà comunale) si presentano affreschi, statue e dipinti di notevole fattura; sull’affresco centrale della volta, che raffigura la Gloria di San Vincenzo, si legge la data e la firma dell’autore Guglielmo Borremans fiamengo P.A. 1717.  

La piazza San Nicola del Piano, ai giorni nostri chiamata Piazza Garibaldi, nel cui centro è collocata un’antica fontana barocca,  è circondata, in senso orario, dai seguenti palazzi:

  • palazzo Marrocco, costruzione barocca del 1700;
  • palazzo Nicosia di Radice;
  • palazzo del Banco di Sicilia (dove in passato era costruita la chiesa del Monte di Pietà);
  • palazzo del barone Bernardo di Falco, che ospitava nel passato il Palazzo di Giustizia, mentre allo stato attuale è utilizzato come casa di riposo per anziani;
  • chiesa di S. Filippo Neri, alla quale in passato erano associati un monastero ed una loggia a portici; la struttura sovrastante costituiva il palazzo della nobile famiglia La Via dei baroni di Buterno e Grado; 
  • palazzo Comunale, costruito in stile rinascimentale nel 1798 su progetto dell'arch. S. Attinelli;  l’atrio interno presenta logge tondeggianti, porte e finestre incorniciate e un gigantesco lampadario centrale in ferro battuto; il grande orologio infisso in alto nella parete centrale esterna, vi fu trasferito dal campanile del duomo;
  • infine la Cattedrale, il monumento più insigne di Nicosia.

La Cattedrale, dedicata a San Nicolò di Bari, fu costruita in stile gotico nel XIV secolo (una lapide sulla Porta del Monte reca incisa la data del 1340 ed il nome del costruttore, Tommaso Nixinus); ristrutturata alla fine del XVI sec. e poi agli inizi dell''800, essa si affaccia verso la piazza con un artistico porticato (incompleto perché una parte è stata tolta  per ricavarne la sacrestia e l’aula capitolare).

L'interno della chiesa presenta tre navate divise da colonne, con le volte settecentesche affrescate con scene bibliche (quella centrale dai fratelli Antonio e Vincenzo Manno nel 1810, quelle laterali da Onofrio Tomaselli nel 1906); la volta centrale nasconde uno dei gioielli più preziosi dell’arte medievale: il tetto ligneo a capriate interamente dipinto.

In una cappella della navata destra si trova il Padre della Provvidenza, crocifisso attribuito erroneamente a fra’ Umile da Petralia; il presbiterio è magnificato dagli stalli lignei intagliati dei Li Volsi (1622) e dal Cristo risorto, pittura del XIX secolo di Giuseppe Velasco. Degna di particolare attenzione è la cappella del SS. Sacramento, con pareti, altare e balaustra intarsiati con marmi colorati e disegni a mosaico.

L’Aula Capitolare possiede tre tele di grandissimo valore artistico: il Martirio di San Bartolomeo (G. Ribera), una Madonna col bambino tra Santa Rosalia e San Giovanni (P. Novelli) e un Martirio di San Sebastiano, (S. Rosa).

 

 

Uscendo da Piazza Garibaldi, prima di imboccare via F.lli Testa, si ammira l'ingresso principale al Duomo, definito Porta del Paradiso per lo splendido arco a sesto acuto comprendente 5 ordini di ornati; sul suo lato destro si eleva la torre campanaria.

Alla torre segue il settecentesco palazzo La Motta di S. Silvestro (ex palazzo Ansaldi) con all'interno cortile, scale e logge; limitrofo ad esso è collocato il palazzo Vescovile con portale barocco.

A metà della via F.lli Testa s'incontra, a sinistra, la chiesa di San Calogero, il cui interno costituisce un vero e proprio scrigno d'arte, conservando un soffitto in legno a cassettoni e, nelle pareti laterali, gli affreschi del nicosiano Filippo Randazzo che, nel XVIII secolo, vi dipinse: l'Annunciazione, la visita di Maria a Sant'Elisabetta, il battesimo di Gesù, l'Angelo che ordina a Giuseppe di fuggire, la Strage degli Innocenti, Gesù fra Maria e Sant'Elisabetta, Gesù nel Tempio e una serie di medaglioni con figure di Santi ed Eremiti; impreziosiscono la chiesa una statua in legno di San Calogero (di S. Li Volsi) e un quadro, di autore ignoto (forse il nicosiano Mirabella), raffigurante l'Adorazione dei Magi.

In P.zza S. Francesco (la cosiddetta Colletta) si osserva la chiesa di S. Francesco di Paola, con annesso ex convento dei frati Paolini; anch’essa, al suo interno, conserva pregevoli opere artistiche, come la statua in legno di San Francesco (del nicosiano Stefano Li Volsi) e diverse tele di ottima fattura, quali S. Francesco di Paola e S. Francesco di Sales (F. Randazzo), Madonna con i SS. Francesco di Paola, Nicola di Bari e Domenico (F. Randazzo),  Madonna e sante vergini (F. Randazzo) e Trinità e santi  (Elia Interguglielmi).

Degna certamente di accurata visita è la chiesa del SS. Salvatore, eretta sulla sommità di una roccia dalla quale si può ammirare un bellissimo panorama di Nicosia; essa fu costruita intorno all’anno 1100 e, crollata nel 1607, venne subito riedificata; della vecchia costruzione rimane la torre duecentesca con mensole sporgenti, il cui piano superiore (che contiene le campane) venne aggiunto nel 1609 e, a ponente, il portico a quattro archi con colonne binate (alcune del 1300 e altre del 1600); sul muro esterno della chiesa si trovano due meridiane e il calendario delle rondinelle scolpito su diverse pietre.

Nell’omonimo colle è collocato invece il grande convento dei frati Cappuccini, da essi costruito nel 1604; la chiesa del convento, dedicata a S. Maria degli Angeli, conserva importanti tesori d'arte, fra i quali un tabernacolo in legno intarsiato in madreperla (P. Bencivinni) e diverse tele di ottima fattura, quali ad esempio S.Maria degli Angeli (G. Vazzano), Deposizione della Croce (N. Mirabella) e Morte di S. Francesco (N. Mirabella).

Di fronte la chiesa si erge la rupe di San Cono (o Sant'Iconio), lungo i cui fianchi sono presenti numerosi ingrottati di pianta e dimensione diverse, con annessa una antica chiesa; nei resti dell'abside dell'unico altare ancora visibile, si osserva un affresco (in gran parte deteriorato) raffigurante una Madonna con Bambino.

Percorrendo la sottostante Discesa dei Cappuccini, in fondo alla via, si trova palazzo Speciale (XVI secolo),dove era collocata la Regia Secrezia.

In via F. Randazzo, a metà salita, si arriva alla chiesa di San Biagio, cui in passato era annesso un monastero femminile: costruito nel 1433, dopo la soppressione del monastero, parte dell'edificio fu venduto a privati, e in quello rimasto venne collocato temporaneamente il Seminario Vescovile, che vi rimase fino al 1960.

La chiesa è rivestita di bellissimi stucchi del settecento; per gli altari, G. Velasco vi dipinse cinque tele: San Biagio che guarisce un ammalato di gola, San Benedetto che abbatte la statua di Apollo, Estasi di Santa Scolastica, Martirio di San Placido e dei suoi compagni, e la Presentazione di Gesù al Tempio.